Sì, bruciamo olio di girasole per produrre energia elettrica!
E perché no, buon vino rosso nel serbatoio della tua auto, in fondo non costa di più, ma vuoi mettere...
Pazzi, pazzi, pazzi. Voi non vedete dunque!...
Voi volete usare il prodotto del lavoro dei campi per produrre energia per vedere "L'isola dei famosi"?
Spegnete il televisore!
Decelebrati, svegliatevi!
Hanno spento la vostra capacità di ricevere informazione, vi hanno rincoglionito con reality, "Info-serve", un po' di culi e tette per i maschietti, pettorali e glutei per le femminucce.
Vi aiutano a indebitarvi fino al collo per farvi vivere con la testa dentro la sabbia e se provate a respirare...
Nei giorni scorsi su alcuni giornali italiani (ad esempio "La Repubblica") si è parlato in maniera diffusa del fenomeno, definito anglosassone, delle "Food Miles", associazioni volontarie a sfondo ecologista che, avendo accertato statisticamente l'impatto della globalizzazione dei consumi alimentari sul sistema dei trasporti e quindi sull'ambiente, cercano soluzioni e vie d'uscita da una situazione insopportabile.
Ormai una buona parte degli alimenti che consumiamo provengono da paesi distanti da 5-10-15 mila km da noi.
La politica del minor prezzo d'acquisto condiziona le scelte dei mercati d'alimenti, padroni di un settore che sfrutta con dei veri e propri "cartelli" chi consuma.
Ciò facendo nessuno si preoccupa dei costi ambientali e sociali derivanti da un comportamento ciecamente "economico".
Ci troviamo così sulla nostra tavola cibi meno freschi, di minor qualità, ad un prezzo alto, ricchi spesso di residui chimici, con un maggior inquinamento causato dal trasporto e contemporaneamente i nostri produttori, strozzati da costi crescenti e prezzi calanti, sempre più spesso abbandonano la produzione, in particolare dei prodotti per cui l'italia era più vocata, frutta e ortaggi.
Trascorro la mia vita, tra gioie e affanni, in una cittadina pigra e convulsa delle Marche, Fermo.
È un luogo dalla storia millenaria rapito dal desiderio tutto marchigiano di avere tutto, subito e senza tante storie (morti e feriti a parte).
Negli anni 60 si era cercato di imitare lo sviluppo industriale della rivale storica, Ascoli Piceno, istallando lungo la vallata del Tenna, naturalmente vocata ad una ricca agricoltura intensiva, dei siti industriali di rilevanza regionale, in particolare uno era lo zuccherificio della Sadam, società saccarifera di dimensione nazionale;
alimentato nel corso dei decenni dal flusso regolare dei finanziamenti comunitari all'agricoltura, lo zuccherificio creava una vera a propria economia a ciclo integrato; gli agricoltori producevano la materia prima, i consorzi lucravano sulla vendita dei prodotti chimici atti alla coltivazione della barbabietola, una fitta rete di terzisti nei lavori agricoli e dei trasporti traevano largo profitto nel periodo della raccolta (agosto-ottobre) un piccolo esercito di operai stagionali integravano durante la stagione, la già nutrita pattuglia dei dipendenti fissi dello zuccherificio (circa 100 persone).
Tutto sembrava andar bene, senza sostanziali scossoni.
Si fa un gran parlare di biodiesel o bioetanolo, tutti i paesi del mondo, Kyoto o non Kyoto, effetto serra o meno, sembrano colpiti dalla regolazione come Paolo Di Tarso sulla via di Damasco; sembra incredibile ma anche e soprattutto i due grandi avversari del protocollo di Kyoto, Stati Uniti e Cina, stanno investendo massicciamente sui biocarburanti dirottando una crescente fetta della produzione di cereali e oleaginose verso la trasformazione a fini energetici.
Ciò deve farci riflettere... perché?
Certo, i due paesi, sostengono di aver fatto una scelta di questo tipo per ridurre le emissioni di gas serra, in buona parte dovute ai mezzi di trasporto, a livelli "ragionevoli", ma perché dovrebbero farlo considerando la loro posizione intransigente verso il protocollo di Kyoto?
In questi ultimi anni lo svilupparsi del "cambiamento climatico" e l'esplosione dell'economia globalizzata hanno risvegliato interesse e attenzione a livello mondiale per un illustre personaggio del nostro passato recente e per una sua geniale creatura;
se l'uno è Aurelio Peccei l'altro non può essere che il "Club di Roma".
Purtroppo l'attenzione a livello internazionale verso chi già nel 1970 parlava di limiti delle risorse e di sviluppo sostenibile non sembra risvegliare la nostra società e l'elite intellettuale italiana da un sonno ben nutrito.
Perciò chiediamo a chi vuole partecipare di inviarci note, elaborazioni, tesi universitarie, contributi didattici che noi inseriremo nel sito e renderemo disponibili a tutti.
Tutto questo e' finalizzato alla realizzazione di un seminario di studio volto a porre al centro del tanto ragionare e sragionare che si fa in questo periodo l'origine delle analisi relative ai grandi fenomeni in atto.

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